A Riposto sopralluogo degli specialisti del RIS di Messina e della SIS di Catania. Rilievi tridimensionali, ricerca di acceleranti e microtracce. Al centro dell’inchiesta anche la presenza di una persona non ancora identificata che avrebbe frequentato Noemi nelle ore precedenti alla morte
La casa di via Circumvallazione, a Riposto, torna al centro delle indagini sulla morte di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata senza vita lo scorso 23 agosto all’interno della propria abitazione, dove era divampato anche un incendio. Oggi, 2 settembre, gli specialisti del RIS di Messina, affiancati dai militari della SIS di Catania, sono entrati nell’abitazione per un sopralluogo tecnico destinato a ricostruire nel dettaglio la scena e la sequenza degli eventi.
Gli accertamenti sono particolarmente delicati. I militari stanno effettuando rilievi tridimensionali e una mappatura completa dei locali, con l’obiettivo di individuare ogni elemento utile alla ricostruzione della dinamica. Particolare attenzione è riservata all’incendio: bisognerà stabilire con precisione da dove siano partite le fiamme, come si siano propagate e, soprattutto, se siano state utilizzate sostanze acceleranti o un eventuale innesco. Le microtracce eventualmente repertate saranno successivamente sottoposte ad analisi di laboratorio.
Uno degli elementi che rende ancora più complesso il quadro è che il fuoco non avrebbe raggiunto direttamente il corpo di Noemi. Gli investigatori vogliono quindi capire se il rogo sia stato un evento accidentale oppure se qualcuno possa averlo provocato deliberatamente, magari nel tentativo di cancellare tracce o alterare la scena. Si tratta, al momento, di un’ipotesi investigativa e non di una conclusione acquisita.
Nel frattempo, durante gli accertamenti odierni sarebbe stato trovato all’interno dell’abitazione un telefono cellulare con una cover azzurra, definito di interesse investigativo. Il dispositivo è stato sequestrato e dovrà essere analizzato: potrebbe fornire informazioni sui contatti, sui messaggi e sui movimenti della vittima nelle ore e nei giorni precedenti alla morte. Al momento non è stato reso noto con certezza a chi appartenesse il telefono né quali informazioni possa contenere.
Ed è proprio sul telefono, sulle immagini delle telecamere e sui tabulati che potrebbe concentrarsi una parte decisiva dell’inchiesta. Gli investigatori stanno infatti cercando di ricostruire quello che viene descritto come un “buco” temporale di circa 24 ore tra il momento in cui potrebbe essere avvenuto il decesso e la scoperta del corpo. Secondo la ricostruzione fornita da Tony Proietto, l’uomo attualmente unico indagato per omicidio, Noemi gli avrebbe manifestato il proposito di suicidarsi durante una videochiamata nella notte precedente. Lui sostiene di non aver dato peso alle sue parole. Il giorno successivo avrebbe provato più volte a contattarla e, intorno alle 2 di notte, sarebbe andato a casa sua, trovandola già morta.
Proietto nega categoricamente qualsiasi coinvolgimento nella morte della donna. La Procura lo ha iscritto nel registro degli indagati nell’ambito degli accertamenti irripetibili, anche perché sarebbe stato tra le ultime persone ad avere incontri documentati con Noemi. Il suo legale ha ribadito la piena collaborazione dell’uomo con gli investigatori e la disponibilità a sottoporre a verifica la sua versione attraverso telefoni e immagini delle telecamere.
Ma c’è un altro interrogativo che nelle ultime ore ha acquistato peso: la possibile presenza di un secondo uomo. Non si tratta, allo stato, di una persona formalmente indagata né di una presenza accertata sulla scena del delitto. È una pista che nasce dalla ricostruzione fornita dalla difesa di Proietto e dalle informazioni investigative relative alle frequentazioni della vittima. Secondo quanto riferito dal legale dell’indagato, Noemi avrebbe frequentato recentemente un altro uomo. Saranno proprio i tabulati, le immagini della videosorveglianza, i dati contenuti nei telefoni e gli altri reperti a stabilire se questa persona abbia avuto un ruolo nella vicenda oppure se la sua presenza sia estranea alla morte della giovane.
La famiglia di Noemi, intanto, continua a respingere con forza l’ipotesi del suicidio. I legali dei familiari hanno riferito che il perito di parte avrebbe individuato elementi ritenuti incompatibili con l’ipotesi di un’impiccagione volontaria, mentre gli esiti definitivi degli accertamenti medico-legali dovranno essere valutati insieme agli altri elementi raccolti dalla Procura. L’autopsia, secondo quanto già comunicato, non avrebbe fornito un’indicazione univoca e avrebbe lasciato aperte più possibilità sulla dinamica della morte.
Il punto centrale, dunque, resta ancora senza risposta: Noemi si è tolta la vita oppure la scena è stata costruita per simulare un suicidio? E, nel secondo caso, quante persone erano coinvolte? Al momento non esistono elementi sufficienti per dare una risposta definitiva. Il telefono trovato oggi, le tracce recuperate nell’abitazione, la ricostruzione dell’incendio e l’analisi delle telecamere potrebbero però contribuire a colmare le zone d’ombra.
L’indagine resta quindi aperta su più fronti. E proprio gli accertamenti scientifici avviati oggi potrebbero trasformare alcuni dei tanti interrogativi che circondano la morte di Noemi in elementi concreti, capaci di confermare o smentire le diverse ricostruzioni finora emerse.
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