{"id":3533,"date":"2025-03-31T07:36:36","date_gmt":"2025-03-31T05:36:36","guid":{"rendered":"https:\/\/com.corrieredellacampania.it\/?p=3533"},"modified":"2025-03-31T07:36:36","modified_gmt":"2025-03-31T05:36:36","slug":"allarme-sanita-ogni-anno-10mila-infermieri-in-meno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2025\/03\/31\/allarme-sanita-ogni-anno-10mila-infermieri-in-meno\/","title":{"rendered":"Allarme sanit\u00e0: ogni anno 10mila infermieri in meno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Sanit\u00e0 italiana in crisi: ogni anno si perdono 10mila infermieri compromettendo l\u2019efficienza del sistema. Nel Ssn <strong>un infermiere su quattro \u00e8 vicino alla pensione<\/strong> e uno su sei lavora fuori dal Servizio sanitario nazionale. La professione \u00e8 sempre meno attrattiva: in cinque anni il rapporto tra posti disponibili e candidati \u00e8 crollato da 1,6 a 1,04. Senza un piano straordinario risulta a rischio la riforma territoriale prevista dal Pnrr. La grave carenza di infermieri non \u00e8 solo una questione di numeri, ma il riflesso di dinamiche professionali che aggravano lo squilibrio tra bisogni assistenziali e disponibilit\u00e0 di personale, configurando una vera e propria emergenza per il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). &#8220;<em>Siamo di fronte a un quadro che compromette il funzionamento della sanit\u00e0 pubblica e mina l\u2019equit\u00e0 nell\u2019accesso alle cure, soprattutto per le persone anziane e pi\u00f9 vulnerabili, sia in ambito ospedaliero che territoriale, dove gli investimenti del PNRR rischiano di essere vanificati senza un\u2019adeguata dotazione di personale infermieristico<\/em>&#8220;, afferma <strong>Nino Cartabellotta<\/strong>, Presidente della Fondazione Gimbe, commentando i dati sulla professione infermieristica presentati al 3\u00b0 Congresso Nazionale Fnopi di Rimini. Nel <strong>2022<\/strong>, secondo i dati del Ministero della Salute, il personale infermieristico contava <strong>302.841 unit\u00e0<\/strong>, di cui 268.013 dipendenti del SSN e 34.828 impiegati presso strutture equiparate. Secondo la Fondazione Gimbe, l\u2019Italia ha solo <strong>6,5 infermieri ogni mille abitanti<\/strong> contro una media Ue di 9, con forti disomogeneit\u00e0 territoriali: dai 3,83 della Campania ai 7,01 della Liguria. &#8220;In generale \u2013 commenta il Presidente \u2013 il numero di infermieri risulta pi\u00f9 basso in quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, sottoposte ai Piani di rientro, oltre che in Lombardia&#8221;. Il confronto internazionale \u00e8 impietoso: considerando tutti gli infermieri in attivit\u00e0, a prescindere dal contratto di lavoro e dalla struttura in cui operano, nel 2022 l\u2019Italia contava 6,5 infermieri per 1.000 abitanti, dato ben al di sotto della media OCSE di 9,8 e della media EU di 9. In Europa peggio di noi solo Spagna (6,2), Polonia (5,7), Ungheria (5,5), Lettonia (4,2) e Grecia (3,9). Anche il rapporto infermieri\/medici fotografa un sistema sbilanciato: in Italia \u00e8 fermo a 1,5, rispetto alla media OCSE di 2,7. Infine, se per il 2022 i dati OCSE riportano per il nostro Paese la presenza di 384.882 unit\u00e0 di personale infermieristico, il numero di quelli che lavorano nelle strutture pubbliche e in quelle private convenzionate si attesta poco sopra 324.000 (302.841 nel pubblico e 21.422 nel privato accreditato). &#8220;<em>\u00c8 evidente<\/em> \u2013 chiosa Cartabellotta \u2013 <em>che oltre 60 mila infermieri, ovvero pi\u00f9 di 1 su 6, esercitano come liberi professionisti o all\u2019interno di cooperative di servizi e rappresentano \u201cforza lavoro\u201d strutturale del Ssn<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni anno perdiamo migliaia di infermieri. Il numero di infermieri dipendenti del Ssn che lasciano volontariamente il posto di lavoro \u00e8 in costante aumento dal 2016, con un\u2019accelerazione significativa nel biennio pandemico 2020-2021 e una vera e propria impennata nel 2022. Solo nel triennio 2020-2022 hanno abbandonato il Ssn 16.192 infermieri, di cui 6.651 nel solo 2022. &#8220;<em>Questo trend in continua ascesa<\/em> \u2013 commenta Cartabellotta \u2013 <em>non viene compensato dall\u2019ingresso di nuove leve, aggravando la carenza di personale e l\u2019insostenibilit\u00e0 dei carichi di lavoro, con un inevitabile effetto boomerang su chi rimane in servizio<\/em>&#8220;. Ancora pi\u00f9 allarmante \u00e8 il dato relativo alle cancellazioni dall\u2019Albo Fnopi, requisito essenziale per esercitare la professione: ben 42.713 infermieri si sono cancellati negli ultimi quattro anni, di cui 10.230 solo nel 2024. Le motivazioni sono diverse &#8211; pensionamenti, trasferimenti all\u2019estero, decessi, morosit\u00e0, abbandoni volontari della professione &#8211; e tutte concorrono a un bilancio \u201cin rosso\u201d: di fatto la professione infermieristica perde oltre 10 mila unit\u00e0 all\u2019anno. Nel 2022, quasi 78 mila infermieri dipendenti del SSN avevano pi\u00f9 di 55 anni, ovvero oltre di 1 su 4 (27,3%), mentre un ulteriore 22% (n. 62.467) si collocava nella fascia di et\u00e0 50-54 anni. &#8220;<em>Anche prescindendo dagli altri fattori critici<\/em> \u2013 commenta il Presidente \u2013 <em>la sola variabile anagrafica basta a delineare uno scenario allarmante: senza un ricambio generazionale adeguato, la carena di infermieri \u00e8 destinata ad acuirsi nei prossimi anni, quando si raggiunger\u00e0 il picco della gobba pensionistica<\/em>&#8220;. &#8220;<em>A fronte di condizioni lavorative impegnative e spesso insostenibili <\/em>\u2013 sottolinea Cartabellotta \u2013 <em>gli stipendi degli infermieri restano tra i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa, sia in termini assoluti, sia rispetto al costo della vita. Una condizione che rende la professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni<\/em>&#8220;. Nel 2022, la retribuzione annua lorda di un infermiere italiano era di $ 48.931 a parit\u00e0 di potere di acquisto, ben $ 9.463 in meno rispetto alla media OCSE ($ 58.394). In Europa, stipendi pi\u00f9 bassi si registrano solo nei paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Lettonia e Lituania), oltre a Grecia e Portogallo. Ancora pi\u00f9 allarmante \u00e8 il dato storico: dal 2001 al 2019 il salario degli infermieri italiani \u00e8 diminuito dell\u20191,52%, un segnale inequivocabile di progressiva svalutazione professionale, a fronte di crescenti responsabilit\u00e0 e carichi di lavoro sempre pi\u00f9 gravosi. Il campanello d\u2019allarme pi\u00f9 preoccupante suona sul fronte dei nuovi laureati: nel 2022 in Italia si sono laureati solo 16,4 infermieri ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media OCSE di 44,9. \u00ab<em>Un divario drammatico<\/em> \u2013 chiosa il Presidente \u2013 <em>che conferma l\u2019assenza di un \u201cserbatoio\u201d professionale e certifica la scarsa attrattivit\u00e0 della professione infermieristica per i giovani<\/em>\u00bb. Un dato emblematico \u00e8 il crollo del rapporto domanda\/offerta del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche: se prima della pandemia era pari a 1,6, dall\u2019anno accademico 2020-2021 si \u00e8 ridotto progressivamente sino a crollare a 1,04 nel 2024-2025 quando i candidati sono stati appena sufficienti a coprire i posti disponibili. Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana rappresenta un\u2019imponente sfida assistenziale per il Ssn e genera un aumento della domanda di infermieri. Nel 2024, gli over 65 rappresentavano il 24,3% della popolazione (14,4 milioni di persone) e gli over 80 il 7,7% (4,5 milioni di persone). Secondo le previsioni Istat, entro il 2050 gli over 65 saliranno al 34,5% (18,9 milioni di persone) e gli over 80 al 13,6% (7,5 milioni di persone). Questa trasformazione demografica si traduce in un aumento esponenziale dei bisogni assistenziali: secondo le indagini ISTAT, gi\u00e0 nel 2023 oltre 11 milioni di over 65 convivono con almeno una malattia cronica e quasi 8 milioni presentano due o pi\u00f9 patologie. &#8220;<em>Inevitabilmente<\/em> \u2013 commenta Cartabellotta \u2013 <em>il ruolo degli infermieri sar\u00e0 sempre pi\u00f9 centrale, non solo in ambito ospedaliero, ma soprattutto nell\u2019assistenza territoriale e domiciliare, dove la gestione di cronicit\u00e0 e fragilit\u00e0 richieder\u00e0 competenze avanzate, prossimit\u00e0, continuit\u00e0 assistenziale e una presa in carico multidimensionale. Il rischio concreto \u00e8 che, in assenza di una dotazione adeguata di personale, il crescente squilibrio tra bisogni e offerta finisca per vanificare gli investimenti del PNRR, che punta proprio sugli infermieri per la riorganizzazione dell\u2019assistenza territoriale<\/em>&#8220;. Infatti, secondo le stime di Agenas, garantire il pieno funzionamento di Case di Comunit\u00e0, Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunit\u00e0 e per dare concreta attuazione all\u2019assistenza domiciliare, serviranno un numero di Infermieri di Famiglia o di Comunit\u00e0 compreso tra 20 e 27 mila. &#8220;<em>Le nostre analisi<\/em> \u2013 spiega Cartabellotta \u2013 <em>mostrano con chiarezza i numerosi fattori che rendono la professione infermieristica sempre meno attrattiva: salari bassi, limitate prospettive di carriera, subordinazione professionale, incongruenza tra percorso formativo e attivit\u00e0 lavorativa, che compromettono l\u2019equilibrio tra vita lavorativa e privata e alimentano fenomeni di burnout per turni di lavoro massacranti. A tutto questo si aggiunge, ultimo ma non meno importante, il rischio di aggressioni verbali e fisiche, che mina ulteriormente dignit\u00e0 e sicurezza della professione infermieristica<\/em>&#8220;. &#8220;<em>La profonda crisi che investe il personale infermieristico<\/em> \u2013 conclude Cartabellotta \u2013 <em>impone un piano straordinario per la professione, con un duplice obiettivo: motivare i giovani a intraprenderla e trattenere chi gi\u00e0 lavora nel Ssn, evitando che abbandoni definitivamente le corsie o i servizi territoriali. Un piano ambizioso, fatto di interventi economici, organizzativi e formativi. Accanto ad un aumento salariale, \u00e8 fondamentale intervenire a livello regionale e locale con misure di welfare mirate: alloggi a costi calmierati, agevolazioni per trasporti pubblici e parcheggi, etc. Sul versante organizzativo, occorre garantire sicurezza sul lavoro e rivedere profondamente l\u2019impianto, con riforme coraggiose per valorizzare la collaborazione interprofessionale e utilizzare tutte le potenzialit\u00e0 della digitalizzazione e dall\u2019innovazione tecnologica, inclusa l\u2019intelligenza artificiale. Infine, sul piano formativo \u00e8 indispensabile rinnovare i percorsi universitari, aumentare il numero di lauree specialistiche e integrare formazione e sviluppo professionale continuo, monitorando l\u2019impatto reale sul miglioramento delle pratiche assistenziali. In assenza di un piano multifattoriale capace di restituire attrattivit\u00e0, dignit\u00e0 e prospettiva alla professione infermieristica, assisteremo all\u2019inesorabile indebolimento del Ssn, che poggia sulle spalle del personale sanitario, in particolare su quelle degli infermieri, che numericamente rappresentano la quota pi\u00f9 consistente<\/em>&#8220;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sanit\u00e0 italiana in crisi: ogni anno si perdono 10mila infermieri compromettendo l\u2019efficienza del sistema. Nel Ssn un infermiere su quattro \u00e8 vicino alla pensione e uno su sei lavora fuori dal Servizio sanitario nazionale. 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