{"id":3825,"date":"2025-05-31T13:02:42","date_gmt":"2025-05-31T11:02:42","guid":{"rendered":"https:\/\/com.corrieredellacampania.it\/?p=3825"},"modified":"2025-05-31T13:02:42","modified_gmt":"2025-05-31T11:02:42","slug":"lampedusa-16enne-eritrea-muore-dopo-rapimento-abusi-e-violenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2025\/05\/31\/lampedusa-16enne-eritrea-muore-dopo-rapimento-abusi-e-violenze\/","title":{"rendered":"Lampedusa: 16enne eritrea muore dopo rapimento, abusi e violenze"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Una ragazza di soli <strong>16 anni<\/strong>, giunta a <strong>Lampedusa <\/strong>dopo un drammatico viaggio dalla Libia, \u00e8 morta nel Centro grandi ustioni dell\u2019ospedale Civico di Palermo. La ragazza era ricoverata da mesi all\u2019ospedale civico dopo avere riportato <strong>ustioni <\/strong>per un\u2019esplosione durante una traversata verso Lampedusa. Aveva vagato nel deserto dopo il rapimento nel suo Paese. Vittima di un\u2019incidente sul barcone che avrebbe dovuto portarla verso una nuova vita, era arrivata a Lampedusa <strong>tre mesi fa<\/strong> senza nome, et\u00e0, documenti, senza alcuna identit\u00e0 tracciabile. Due soli erano i dati certi: lei era giovanissima e il suo corpo era coperto da ustioni gravi. Gli enti che si occupano di accoglienza si sono quindi attivati per il ricovero nel reparto di <strong>terapia intensiva<\/strong> dell\u2019<strong>Ospedale Civico di Palermo<\/strong>. Per tre mesi una sua ripresa era sembrata possibile fino a mercoled\u00ec, quando le sue condizioni sono peggiorate molto. Nel frattempo la giovane aveva condiviso la sua storia con gli operatori che la stavano curando. \u00c8 emersa una vera e propria odissea: rapita appena adolescente insieme alla cugina nel suo Paese d\u2019origine, portata attraverso il deserto, vittima di abusi in Libia e arrivata in Italia in condizioni molto gravi. La cugina \u00e8 morta nel deserto, durante il tentativo di attraversare l\u2019Africa verso le coste libiche. Lei, invece, sopravvissuta al deserto, \u00e8 rimasta bloccata per un anno e mezzo in Libia, subendo violenze, privazioni, abusi. Nel momento in cui sembrava poter finalmente fuggire dall\u2019inferno, il barcone sul quale era stata caricata \u00e8 esploso. Con lei, altre quattro ragazze hanno perso la vita. La giovane \u00e8 riuscita a sopravvivere all\u2019incidente in mare, ma ha riportato ustioni gravissime su gran parte del corpo. Accolta a Lampedusa, \u00e8 stata poi trasferita a Palermo, nel Sistema Accoglienza Integrazione (SAI) del Comune. Le sue condizioni erano disperate. \u00c8 stato un piccolo dettaglio (<strong>un paio di orecchini e un numero di telefono<\/strong>) a permettere agli operatori di ricostruire il suo passato. Le ricerche hanno condotto a uno zio residente a Londra. Attraverso di lui, \u00e8 stato possibile rintracciare la madre. Grazie agli operatori del sistema di accoglienza, la madre ha potuto raggiungere la figlia in ospedale, rimanendole accanto in questi ultimi giorni. Gli operatori raccontano: \u201c<em>Le abbiamo detto che sua figlia era viva, che la stava aspettando, che i medici erano pronti a operarla. Ma aveva bisogno della sua presenza, del suo sostegno. Non poteva affrontare da sola quel delicatissimo intervento<\/em>\u201d. La madre \u00e8 riuscita a riabbracciare la figlia, ma poco dopo la piccola non ce l\u2019ha fatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A rivelare i dettagli alla storia \u00e8 stata <strong>Angela Errore<\/strong>, della <strong>Casa dei Diritti<\/strong> e Rup (responsabile unica del procedimento) dei tre progetti del Sai &#8211; <strong>Sistema Accoglienza Integrata<\/strong> di Palermo, l\u2019ente comunale che si \u00e8 occupato dell\u2019accoglienza della ragazza ustionata. \u00ab<em>La ragazza veniva dall\u2019<strong>Eritrea<\/strong> ed era stata rapita insieme a una cugina. In Libia \u00e8 rimasta un anno e mezzo e ha subito le violenze pi\u00f9 gravi. Poi era stata caricata a forza su una barca per Lampedusa insieme ad altre ragazze. Durante il viaggio sul barcone, un\u2019esplosione: lei \u00e8 sopravvissuta, altre quattro donne sono morte. La sedicenne aveva anche gi\u00e0 perso la cugina, morta nel deserto<\/em>\u00bb. Quindi lei non aveva pianificato di venire in Italia? \u00ab<em>No. Non sappiamo chi l\u2019abbia rapita, non ce lo ha raccontato. In queste settimane ci voleva molta delicatezza con domande di questo tipo, si stava ancora riprendendo e il suo corpo era molto fragile. Pensi che la prima prognosi data dai medici era di sole 24 ore<\/em>\u00bb. Poi per\u00f2 era iniziato un miglioramento e si erano intravisti spiragli di speranza. La macchina dell\u2019accoglienza era anche riuscita ad attivare un processo non sempre facile: \u00ab<em>Grazie a un numero di telefono che la ragazza aveva con s\u00e9 siamo riusciti a contattare uno zio che vive a Londra <\/em>\u2013 continua a raccontare Errore \u2013 <em>che \u00e8 venuto in Italia e ha confermato la sua identit\u00e0. Tramite lui abbiamo raggiunto la mamma della ragazza, che venti giorni fa \u00e8 arrivata a Palermo: \u00e8 riuscita a stare con la figlia e a salutarla. Grazie all\u2019attenzione della tutrice e alla collaborazione con diversi enti, tra cui il Ministero degli Affari Esteri e il Centro ricerche economiche e sociali per il Meridione (Cresm), abbiamo potuto ottenere per la donna un permesso di soggiorno temporaneo e l\u2019accoglienza in una struttura con altre mamme e i loro figli: sono le persone che le stanno pi\u00f9 vicino in questo momento di lutto<\/em>\u00bb. Dall\u2019arrivo in Italia della sfortunata ragazza, la vicinanza e la solidariet\u00e0 sono state costanti: la rete dell\u2019accoglienza si \u00e8 attivata in tutte le sue componenti, dalle realt\u00e0 del <strong>Terzo settore<\/strong>, alle Istituzioni, ai volontari. Lo ha rimarcato anche l\u2019assessore di Palermo con delega ai rapporti con le Comunit\u00e0 migranti <strong>Fabrizio Ferrandelli<\/strong>: \u00ab<em>Sono vicino alla famiglia in questo dolore immenso e ringrazio tutti quelli che hanno partecipato in questi mesi per far s\u00ec che tutte le cure possibili fossero messe in atto. L\u2019integrazione e la cura delle relazioni con le persone che lasciano il proprio paese \u00e8 un dovere civico<\/em>\u00bb. La storia di questa giovane \u00e8 sicuramente particolare, ma \u00e8 molto diversa da quelle che chi opera nel settore delle migrazioni incontra ogni giorno? Risponde ancora Errore: \u00ab<em>La sua storia \u00e8 la punta dell\u2019iceberg ma siamo a contatto quotidianamente con altre situazioni che non sono meno tragiche. Quando si sopravvive alle torture e alle violenze ci sono poi molte ferite da affrontare. Mi viene in mente un altro ragazzo che \u00e8 arrivato in Italia in condizioni molto critiche e poi ha potuto avere un trapianto che gli ha salvato la vita. Anche per lei speravamo in una guarigione, e invece le cose sono andate diversamente. Per chi le \u00e8 stato vicino, la notizia \u00e8 stata devastante<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ragazza di soli 16 anni, giunta a Lampedusa dopo un drammatico viaggio dalla Libia, \u00e8 morta nel Centro grandi ustioni dell\u2019ospedale Civico di Palermo. La ragazza era ricoverata da mesi all\u2019ospedale civico dopo avere riportato ustioni per un\u2019esplosione durante una traversata verso Lampedusa. Aveva vagato nel deserto dopo il rapimento nel suo Paese. 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