{"id":4842,"date":"2025-10-18T11:57:49","date_gmt":"2025-10-18T09:57:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lacampania.org\/?p=4842"},"modified":"2025-10-18T11:57:49","modified_gmt":"2025-10-18T09:57:49","slug":"dove-lo-sguardo-racconta-il-fotoreportage-come-linguaggio-del-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2025\/10\/18\/dove-lo-sguardo-racconta-il-fotoreportage-come-linguaggio-del-reale\/","title":{"rendered":"Dove lo sguardo racconta: il fotoreportage come linguaggio del reale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Al giorno d\u2019oggi \u00e8 d\u2019uso comune utilizzare una <strong>foto<\/strong> per raccontare qualcosa, si pensi ai post sui social, alle emoji per esprimere le proprie emozioni su app di messagistica. Ma la sostituzione della narrazione con immagini in realt\u00e0 \u00e8 avvenuta sempre pi\u00f9 frequentemente per raccontare drammi, eventi storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo nuovo modo di narrare viene definito \u201c<strong>fotoreportage<\/strong>\u201d, riprendendo la via di pensiero del reportage, ma cosa lo differenzia dalla comune cronaca?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fotoreportage \u00e8 a tutti gli effetti un <strong>genere fotografico<\/strong> che nasce con lo scopo di <strong>documentare la realt\u00e0<\/strong>, indagandola attraverso l\u2019uso dell\u2019immagine, facendo scomparire la parola. Nell\u2019ultimo periodo questa nuova forma di raccontare ha colpito perch\u00e9 \u00e8 immersiva: non solo il fotografo riesce a ispezionare da vicino la vita, la realt\u00e0 che circonda il soggetto, ma permette anche di studiarla da <strong>prospettive diverse<\/strong>. Sono <strong>immagini<\/strong> che non necessitano di altro perch\u00e9 <strong>riescono a comunicare da sole<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, ridurre il fotoreportage ad un unico genere \u00e8 pressoch\u00e9 riduttivo: una foto, un\u2019immagine pu\u00f2 suscitare sensazioni in base ai temi che vengono indagati: si passa dal <strong>reportage ambientale<\/strong>, che mette in luce soggetti come gli ecosistemi, l\u2019ambiente e le problematiche che ne derivano. Segue poi il <strong>reportage di viaggio<\/strong>, che si focalizza sui luoghi, la loro cultura, gastronomia o costumi attraverso la fotografia. Un\u2019altra categoria molto importante \u00e8 invece il <strong>fotoreportage di guerra<\/strong> che si focalizza su zone di conflitto mostrando immagini che rappresentano non solo le abitudini dei militari ma anche la vita quotidiana dei civili, il mutamento dei luoghi bombardati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per molti il fenomeno del reportage pu\u00f2 risultare recente, visto il suo forte utilizzo nel mondo dei media; a dir la verit\u00e0 nasce ben prima, dall\u2019urgenza di rappresentare visivamente le problematiche del periodo. \u00c8 nel <strong>1849<\/strong> che <strong>Stefano Lecchi<\/strong> utilizza il processo del <strong>calotipo<\/strong> (lo sviluppo di immagini con l\u2019uso della tecnica del negativo\/positivo) per documentare quanto stesse avvenendo a Roma tra le truppe francesi e i sostenitori della Repubblica. Fu solo qualche anno dopo, precisamente nel <strong>1853<\/strong> che <strong>Roger\u202fFenton<\/strong> trasform\u00f2 il lavoro di Lecchi; Fenton inviato dal governo britannico e diversi editori mont\u00f2 una fotocamera a lastre per riprendere la guerra in Crimea. Il giornalista evit\u00f2 di catturare momenti pi\u00f9 spietati, per non attirare l\u2019attenzione del nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad oggi, l\u2019esempio pi\u00f9 lampante di fotoreportage \u00e8 il famosissimo scatto di <strong>Joe Rosenthal<\/strong> \u201c<strong>Raising the flag on Iwo Jima<\/strong>\u201d del <strong>1945<\/strong>, durante la Seconda guerra mondiale. La foto ritrae sei militari statunitensi ripresi, con un pizzico di fortuna, durante l\u2019atto di issare la bandiera degli Stati Uniti d\u2019America in cima al monte Suribachi a Iwo Jima, isola giapponese appena conquistata. La foto ebbe subito successo in patria, tanto da vincere anche il premio Pulitzer alla fotografia lo stesso anno. La foto era riuscita a riprendere lo sforzo bellico di quei militari e per questo motivo venne posta al centro di una campagna propagandistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 ormai sempre pi\u00f9 comune ritrovarsi immersi nei dettagli di una foto, questi suscitano emozioni diverse per ogni individuo, che deve analizzare quei particolari e trarre da solo una propria conclusione. Gli <strong>scatti<\/strong>, se inizialmente possono essere considerati superficiali, non in grado di comunicare pienamente una storia, in realt\u00e0 sono uno <strong>strumento fondamentale<\/strong> per evocare emozioni nella <strong>lettura visiva<\/strong> di un racconto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al giorno d\u2019oggi \u00e8 d\u2019uso comune utilizzare una foto per raccontare qualcosa, si pensi ai post sui social, alle emoji per esprimere le proprie emozioni su app di messagistica. Ma la sostituzione della narrazione con immagini in realt\u00e0 \u00e8 avvenuta sempre pi\u00f9 frequentemente per raccontare drammi, eventi storici. Questo nuovo modo di narrare viene definito<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":4844,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pmpro_default_level":"","footnotes":""},"categories":[59],"tags":[88,1317,161,1318],"class_list":["post-4842","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-campania-experience","tag-fotografia","tag-fotoreportage","tag-racconto","tag-raising-the-flag","pmpro-has-access"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4842","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4842"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4842\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4844"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}