{"id":6591,"date":"2026-02-09T10:06:00","date_gmt":"2026-02-09T09:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.corrieredelmattino.com\/?p=6591"},"modified":"2026-02-09T10:06:00","modified_gmt":"2026-02-09T09:06:00","slug":"ice-lamerica-contro-se-stessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2026\/02\/09\/ice-lamerica-contro-se-stessa\/","title":{"rendered":"ICE, l\u2019America contro s\u00e9 stessa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Occidente continua a leggere le operazioni di sicurezza dell\u2019amministrazione Trump come una risposta \u201cdura ma necessaria\u201d all\u2019immigrazione irregolare. Ma l\u2019evoluzione dell\u2019ICE racconta un\u2019altra storia. Non quella di un rafforzamento dello Stato di diritto, ma quella di una progressiva militarizzazione dello spazio interno statunitense, presentata come ordine e sicurezza e vissuta, sul terreno, come conflitto istituzionale permanente L\u2019errore occidentale \u00e8 lo stesso gi\u00e0 visto sul piano internazionale: scambiare la propaganda per governance.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <strong>United States Immigration and Customs Enforcement, Immigration and Customs Enforcement<\/strong>, nasce nel 2003 all\u2019ombra dell\u201911 settembre, con un mandato formalmente legato alla lotta al terrorismo e al crimine transnazionale. Vent\u2019anni dopo, sotto la seconda presidenza di <strong>Donald Trump<\/strong>, l\u2019ICE si \u00e8 trasformata nel perno di una strategia politica che importa nel cuore delle citt\u00e0 americane la logica della \u201cguerra preventiva\u201d. Non contro un nemico esterno, ma contro una parte della popolazione civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Minneapolis<\/strong> \u00e8 diventata il simbolo di questa mutazione. Qui non siamo (ancora) davanti a una guerra civile, ma a qualcosa che le assomiglia sempre di pi\u00f9 sul piano istituzionale. Non a caso il governatore del Minnesota Tim Walz si \u00e8 chiesto se quanto sta accadendo non richiami Fort Sumter, l\u2019innesco della guerra di secessione. La \u201cguerra di dentro\u201d evocata da Trump non \u00e8 una metafora: \u00e8 un dispositivo politico che normalizza l\u2019uso della forza federale contro comunit\u00e0 locali, amministrazioni ostili e cittadini formalmente protetti dalla Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli eventi degli ultimi mesi mostrano una escalation chiara. Raid condotti con modalit\u00e0 militaresche, agenti in tenuta tattica, veicoli non contrassegnati, granate stordenti, arresti basati sulla profilazione razziale. Le vittime non sono solo migranti irregolari. A Minneapolis un agente dell\u2019ICE ha ucciso <strong>Ren\u00e9e Nicole Good<\/strong>, cittadina americana disarmata. Pochi giorni dopo, <strong>Alex Jeffrey Pretti<\/strong>, infermiere, \u00e8 stato colpito a morte mentre filmava un\u2019operazione per difendere una donna. In entrambi i casi, l\u2019apparato federale ha difeso gli agenti e il presidente li ha definiti \u201cpatrioti\u201d. Il messaggio \u00e8 inequivocabile: l\u2019uso letale della forza \u00e8 politicamente legittimato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Occidente continua a leggere le operazioni di sicurezza dell\u2019amministrazione Trump come una risposta \u201cdura ma necessaria\u201d all\u2019immigrazione irregolare. 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