{"id":6728,"date":"2026-02-28T12:00:08","date_gmt":"2026-02-28T11:00:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.corrieredelmattino.com\/?p=6728"},"modified":"2026-02-28T12:00:08","modified_gmt":"2026-02-28T11:00:08","slug":"vignette-una-narrazione-invisibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2026\/02\/28\/vignette-una-narrazione-invisibile\/","title":{"rendered":"Vignette: una narrazione invisibile"},"content":{"rendered":"<p>Talvolta alcuni elementi sono dati per scontati. Si potrebbero fare numerosi esempi, come le scene che si susseguono in un film, le parole che scorrono in un libro, le vignette che racchiudono i disegni in un fumetto. In realt\u00e0 tutti questi elementi sono frutto di anni di studio e lavoro per un artista,\u00a0 ed \u00e8 capitato che un uso consapevolmente diverso di questi strumenti abbia portato a un cambiamento radicale in ognuno degli ambiti citati. Essi stessi sono parte del processo narrativo.<\/p>\n<p>La <strong>vignetta<\/strong> serve a separare un disegno dall\u2019altro in un fumetto. In passato la rilegatura che si osserva oggi era molto diversa: semplice, con uno schema rigido e facilmente intuibile, costituita da rettangoli e quadrati spesso simili tra loro. Ci\u00f2 accadeva anche per l\u2019influenza dell\u2019editoria: capitava che all\u2019artista fosse dato uno schema gi\u00e0 predefinito dove inserire i disegni. Questo accadeva per rendere la produzione pi\u00f9 veloce, e sicuramente il lavoro era facilitato, ma la qualit\u00e0 ne risentiva.<\/p>\n<p>Agli inizi del Novecento, questa dinamica inizia a rompersi. Il primo grande pioniere conosciuto per aver piegato la struttura tradizionale \u00e8 <strong>Winsor McCay<\/strong> con il suo <em>Little Nemo in Slumberland<\/em> (1905). In questo fumetto i personaggi iniziano ad interagire con i bordi, le vignette e la struttura complessiva cambiano forma. Questa rivoluzione per\u00f2 \u00e8 ancora acerba, e forse inconsapevole.<\/p>\n<p><strong>Will Eisner<\/strong>, invece, \u00e8 considerato un vero e proprio anarchico della pagina. Sono numerose le innovazioni introdotte da lui: vignette che si fondono tra loro, titoli integrati all\u2019ambiente, composizione della pagina pensata coma una regia cinematografica. La sua rottura della gabbia \u00e8 la prima ad essere pienamente consapevole, e da questo momento in poi cambia il modo di vedere la struttura fumettistica, che diventa parte integrante della narrazione.<\/p>\n<p>Negli anni Sessanta <strong>Jack Kirby<\/strong> propone una rottura ancora diversa. Lo aiuta il suo genere di specializzazione: lavora infatti per la Marvel Comics. I suoi supereroi sfondano letteralmente i confini, le pagine esplodono, inventa i Kirby krackle, ovvero i pallini neri che usa per dare dinamicit\u00e0 e rappresentare l\u2019energia cosmica. Insomma, con Jack Kirby la rottura della vignetta raggiunge la sua apoteosi, arrivando ad un punto di non ritorno.<\/p>\n<p>Dopo questa deflagrazione creativa, il fumetto non pu\u00f2 pi\u00f9 tornare indietro. La gabbia non \u00e8 pi\u00f9 una prigione, ma una materia malleabile, quasi liquida, che ogni autore pu\u00f2 modellare secondo le esigenze del racconto. Negli anni successivi, molti artisti raccolgono l\u2019eredit\u00e0 e la spingono in direzioni inattese.<\/p>\n<p>In Europa, ad esempio, <strong>Moebius<\/strong> trasforma la pagina in uno spazio contemplativo, dove le vignette respirano e il bianco diventa silenzio narrativo. Nei suoi lavori la rottura non \u00e8 sempre fragorosa come in Kirby, ma spesso sottile, quasi ipnotica: la struttura si dilata, si assottiglia, guida l\u2019occhio del lettore con la precisione di un architetto visionario.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti, invece, gli anni Ottanta vedono un ulteriore salto di consapevolezza. Autori come <strong>Frank Miller<\/strong> usano la composizione della tavola per imporre ritmo e tensione, frammentando l\u2019azione in sequenze serrate o, al contrario, congelandola in splash page monumentali. Parallelamente, Alan Moore dimostra con opere come Watchmen che la griglia pu\u00f2 anche essere rigidissima e, proprio per questo, potentemente espressiva. La rivoluzione, ormai, non consiste solo nel rompere la struttura, ma nel dominarla consapevolmente, piegarla come un metallo caldo.<\/p>\n<p>Oggi il fumetto vive in una dimensione di libert\u00e0 quasi vertiginosa. La pagina pu\u00f2 esplodere, scomporsi, avvitarsi su se stessa oppure tornare a una calma geometrica carica di significato. Il lettore contemporaneo, spesso senza accorgersene, naviga queste scelte come un viaggiatore esperto attraversa correnti invisibili.<\/p>\n<p>Ecco il punto cruciale: la vignetta non \u00e8 mai stata un semplice contenitore. \u00c8 tempo, ritmo, respiro. \u00c8 regia sulla carta. Quando un autore decide di spezzarla, deformarla o rispettarla con disciplina monastica, sta compiendo una scelta narrativa precisa.<\/p>\n<p>Quella che un tempo era una cornice oggi \u00e8 diventata linguaggio puro. E la sua evoluzione, iniziata con timidi esperimenti e culminata in vere esplosioni visive, continua ancora, silenziosa e instancabile, in ogni nuova pagina disegnata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Talvolta alcuni elementi sono dati per scontati. Si potrebbero fare numerosi esempi, come le scene che si susseguono in un film, le parole che scorrono in un libro, le vignette che racchiudono i disegni in un fumetto. 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