{"id":6886,"date":"2026-04-11T10:00:22","date_gmt":"2026-04-11T08:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.corrieredellacampania.it\/?p=6886"},"modified":"2026-04-11T10:00:22","modified_gmt":"2026-04-11T08:00:22","slug":"merdificazione-il-declino-delle-piattaforme-digitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2026\/04\/11\/merdificazione-il-declino-delle-piattaforme-digitali\/","title":{"rendered":"Merdificazione: il declino delle piattaforme digitali"},"content":{"rendered":"<p><em>Enshittification<\/em>. O come si direbbe in italiano <strong><em>merdificazione<\/em><\/strong>. Questo termine dal suono decisamente esotico \u00e8 stato coniato da <strong>Cory Doctorow<\/strong>, giornalista e scrittore canadese, e si riferisce al <strong>declino delle piattaforme digitali<\/strong>. In qualche modo internet \u00e8 stato colonizzato dalle piattaforme digitali, e un servizio a cui tutti erano abituati ad accedere in modo gratuito ha subito negli ultimi anni un netto peggioramento. Doctorow ha studiato questo processo, gli ha dato un nome e ha proposto delle soluzioni.<\/p>\n<p>Sono state osservate tre fasi. Nella prima le piattaforme si mostrano a servizio degli utenti, fornendo un bene gratuito. Ad esempio <strong>Facebook<\/strong>, quando \u00e8 diventato aperto al mondo nel 2006, permetteva di restare a contatto con i propri amici e i propri cari senza alcuna ripercussione. In questo modo si \u00e8 creata una <strong>rete<\/strong>: chi aveva iniziato a usare Facebook lo aveva fatto per rimanere in collegamento con altre persone, e spostarsi in un\u2019altra piattaforma avrebbe significato perdere quel contatto. Muoversi collettivamente \u00e8 difficile, quasi impossibile, soprattutto su internet.<\/p>\n<p>Dopo aver impedito agli utenti di spostarsi \u00e8 iniziata la seconda fase della merdificazione, ovvero la soddisfazione delle esigenze dei clienti aziendali a discapito degli utenti. Ha permesso agli inserzionisti pubblicitari e agli editori di raccogliere dati su coloro che utilizzavano Facebook, in modo da poter piazzare i loro annunci in modo strategico. In questo modo anche i clienti aziendali si sono trovati ancorati alla piattaforma.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il terreno era stato spianato per la terza fase: togliere a tutti i clienti per favorire il guadagno degli azionisti di Facebook. Questa fase ha avuto delle ripercussioni su tutti: l\u2019utente standard ha iniziato a vedere sempre meno le persone seguite e sempre pi\u00f9 annunci e inserzioni, mentre il cliente aziendale ha visto aumentare i prezzi per gli annunci e diminuire i controlli antifrode.<\/p>\n<p>Queste categorie hanno provato a protestare, ma il problema \u00e8 che ormai erano ancorati alla piattaforma, e quindi Facebook avrebbe potuto cambiare l\u2019accordo altre volte senza ripercussioni. Al momento si sta tentando di prendere tutto il surplus per darlo agli azionisti e lasciare soltanto il minimo indispensabile per tenere gli utenti legati tra loro. C\u2019\u00e8 un dettaglio che i creatori delle piattaforme digitali ignorano: l\u2019effetto rete funziona allo stesso modo anche al contrario. Ci\u00f2 significa che se tutti decidessero di andarsene non ci sarebbe pi\u00f9 alcun motivo per restare, e la piattaforma andrebbe in rovina.<\/p>\n<p>Questo processo \u00e8 avvenuto in modo graduali, e oggi tutti gli utenti ne sono vittime inconsapevoli. Ne \u00e8 un esempio il fatto che ci si \u00e8 iscritti ai social media per restare in contatto con i nostri conoscenti, ma i video che ci vengono mostrati sono realizzati al 90% da persone sconosciute. O anche che alcuni servizi a cui si \u00e8 legati inevitabilmente, come i siti streaming, sono sommersi da pubblicit\u00e0 nonostante l\u2019abbonamento a pagamento. Il web oggi appare come un quadro deteriorato, e trasporta tutti in un futuro che appare decisamente non favorevole.<\/p>\n<p>Eppure c\u2019\u00e8 chi ha iniziato a comprendere la\u00a0 gravit\u00e0\u00a0 della situazione. Un esempio lampante \u00e8 il <strong>processo contro Meta e YouTube<\/strong>: nel marzo di quest\u2019anno entrambe le piattaforme sono state condannate al risarcimento di 3 milioni di dollari per aver progettato piattaforme che creano dipendenza e che hanno causato danni alla salute mentale di una minore. Nonostante 3 milioni siano una bazzecola per il plurimiliardario proprietario, questo processo \u00e8 importante perch\u00e9 ha spostato la responsabilit\u00e0 dal singolo utente e dall\u2019uso che fa della piattaforma al design della piattaforma stessa. La speranza \u00e8 che questa condanna sia soltanto l\u2019inizio di un risveglio collettivo di coscienze.<\/p>\n<p>Internet \u00e8 un bene collettivo. E\u2019 nato con una missione, ovvero quella di migliorare e semplificare la qualit\u00e0 dell\u2019informazione, e in generale della vita umana. Oggi qualsiasi battaglia sociale, dal razzismo, al colonialismo, il genocidio o la disuguaglianza, \u00e8 combattuta anche e soprattutto su di esso. Per questo motivo \u00e8 importante fermare il processo di merdificazione. Avere dei canali puliti ed efficaci su cui fare affidamento \u00e8 il primo passo verso il miglioramento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enshittification. O come si direbbe in italiano merdificazione. Questo termine dal suono decisamente esotico \u00e8 stato coniato da Cory Doctorow, giornalista e scrittore canadese, e si riferisce al declino delle piattaforme digitali. 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