{"id":7087,"date":"2026-05-23T10:00:38","date_gmt":"2026-05-23T08:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.corrieredellacampania.it\/?p=7087"},"modified":"2026-05-23T10:00:38","modified_gmt":"2026-05-23T08:00:38","slug":"larte-parla-social-il-successo-dei-musei-su-tiktok","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.timescampania.it\/napoli\/2026\/05\/23\/larte-parla-social-il-successo-dei-musei-su-tiktok\/","title":{"rendered":"L\u2019arte parla social: il successo dei musei su TikTok"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>TikTok<\/strong> non \u00e8 pi\u00f9 solo un social di ragazzini, ma ormai sembra sia diventato una <strong>piattaforma utilizzata da musei e art influencer per divulgare storia e cultura.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Effettivamente molti si chiedono se TikTok pu\u00f2 davvero aiutare i musei a parlare ai giovani. La risposta per\u00f2 sembra affermativa. Sempre pi\u00f9 istituzioni culturali stanno scegliendo il social pi\u00f9 amato dalla Generazione Z per raccontare arte e storia con un linguaggio nuovo, veloce e creativo, attraendo sempre pi\u00f9 giovani spettatori che appaiono sorprendentemente curiosi e interessati.<br \/>\nIn <strong>Italia,<\/strong> uno degli esempi pi\u00f9 riusciti \u00e8 quello della <strong>Galleria degli Uffizi<\/strong>, che su TikTok pubblica video ironici, meme e contenuti vicini al linguaggio degli adolescenti.<br \/>\n<strong>L\u2019obiettivo<\/strong> non \u00e8 soltanto intrattenere, ma avvicinare i ragazzi all\u2019arte attraverso strumenti che usano ogni giorno. Anche all\u2019estero molti musei stanno seguendo questa strada, dimostrando che cultura e social network possono convivere. TikTok, infatti, diviene uno<strong> spazio dove l\u2019arte pu\u00f2 diventare accessibile e coinvolgente per le nuove generazioni.<\/strong> Sul profilo TikTok del museo compaiono le pi\u00f9 importanti opere d&#8217;arte della galleria trasformate in meme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nI content creator del museo hanno aderito alle nuove tendenze, trasformando cos\u00ec le pi\u00f9 grandi opere d&#8217;arte in manga con l&#8217;ausilio dell&#8217;intelligenza artificiale. La testa di <strong>Medusa di Caravaggio<\/strong> si trasforma in <strong>Medusa-Chan<\/strong>, il <strong>Bacco<\/strong> dello stesso artista diventa <strong>Bacco-Chan<\/strong>, il ritratto di <strong>Maddalena Strozzi \u00e8 Maddalena-sama<\/strong> e il ritratto di <strong>Agnolo Doni<\/strong> invece \u00e8 <strong>Agnolo-sama<\/strong>, che in giapponese significa onorevole Agnolo. Tra i commenti emergono i tanti complimenti da parte dei follower che attraverso la pagina riescono ad avvicinarsi e appassionarsi all&#8217;arte e alla storia. Quello della galleria degli Uffizi per\u00f2 non \u00e8 stato l&#8217;unico ad aderire alla tendenza della trasformazione in manga delle opere d&#8217;arte con l&#8217;ausilio dell&#8217;intelligenza artificiale.<br \/>\nDiverso, ma non troppo, \u00e8 invece l&#8217;approccio del <strong>Museo Archeologico Nazionale di Napoli<\/strong> che fa ballare le sculture e prova il riconoscimento facciale sulle statue, ma non raggiunge ancora i numeri degli Uffizi.<br \/>\nIn <strong>Europa<\/strong> invece il riscontro su TikTok \u00e8 molto positivo per il museo nazionale: il <strong>Rijik Museum di Amsterdam<\/strong>. Sul profilo compaiono molti video che raccontano il \u2018dietro le quinte&#8217; del museo; viene spiegato come si <strong>pulisce un&#8217;opera d&#8217;arte o come si creano le borse che vengono acquistate dai turisti nel bookshop<\/strong>. Non mancano <strong>spiegazioni delle opere<\/strong>, <strong>interventi di esperti e anche qualche contenuto pi\u00f9 \u2018giovane&#8217; caratterizzato da opere d&#8217;arte accompagnate da descrizioni ironiche o zoom sui volti dei personaggi<\/strong>. Una <strong>comunicazione che colpisce e attrae, riuscendo a mantenere l&#8217;attenzione dello spettatore anche oltre i 15 secondi previsti dalle storie sui social<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un successo sicuramente strepitoso, ma non confrontabile ai numeri raggiunti dal <strong>Museo del Prado di Madrid<\/strong>. Tra i video ci sono <strong>contenuti divulgativi, piacevoli da seguire, leggeri, ma coinvolgenti<\/strong>. Tra questi che, durante una sua visita al museo, racconta uno dei suoi quadri preferito: <strong>&#8220;Il Trittico del Giardino delle Delizie&#8221; di Hieronymus Bosch<\/strong>. I creator del museo del Prado mostrano spesso i dettagli dei quadri e le curiosit\u00e0, tutto ci\u00f2 che si potrebbe non conoscere e non cogliere nelle opere d&#8217;arte ospitate presso la struttura.<br \/>\nI <strong>musei<\/strong> stanno dimostrando che anche<strong> l\u2019arte pu\u00f2 diventare virale se raccontata con i linguaggi giusti, in un mondo che corre veloce bisogna quindi stare al passo con i tempi e reinventarsi sempre<\/strong>. TikTok permette di avvicinare i giovani alla cultura attraverso contenuti brevi, creativi e immediati. Tra ironia, curiosit\u00e0 e storytelling digitale, <strong>i musei trasformano i social in nuove porte d\u2019ingresso verso l\u2019arte.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TikTok non \u00e8 pi\u00f9 solo un social di ragazzini, ma ormai sembra sia diventato una piattaforma utilizzata da musei e art influencer per divulgare storia e cultura. Effettivamente molti si chiedono se TikTok pu\u00f2 davvero aiutare i musei a parlare ai giovani. La risposta per\u00f2 sembra affermativa. 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