Quella consapevolezza di essere stati derubati di qualcosa, una squadra che si danna e quel terzo posto da difendere. Ecco a voi le nostre dieci opinioni sul match di ieri pomeriggio a Bergamo.
- DI DOMENICA ALLE 3. In una Pianura Padana baciata da un clima quasi primaverile, la cornice della New Balance Arena — ancora ‘Atleti Azzurri’ nel cuore dei tifosi — ha riaperto le porte al fascino del calcio di una volta. Giocare alle 15:00 non è solo una questione di orario, ma un ritorno alle origini, una tradizione tramandata di generazione in generazione che conserva un sapore unico.
- IL LUTTO AL BRACCIO. Non poteva che essere così. Per il piccolo Domenico, che ora riposa tra le braccia del Signore: perdonaci, piccolo nostro. Davanti a te, l’Italia intera ha fallito
- LA FORMAZIONE. Fuori McTominay e Rrahmani, Conte rimescola ulteriormente le carte e schiera Mazzocchi a destra, Gutierrez in luogo di Spinazzola a sinistra. Esordio dal primo minuto per il giovane Allison, in coppia con Vergara dietro il solito Hojlund. Al pareggio bergamasco, dentro Politano, Spinazzola, Giovane, Olivera e Lukaku.
- ESSERE NAPOLETANI. In uno degli stadi più ostili di Italia, dove l’odio si fomenta sotto forma di cori a sfondo razzista, il Napoli risponde con due calciatori 081 dal primo minuto. Non accadeva dal lontano 2010 quando il duo Quagliarella – Cannavaro annientò la corazzata Doni – Tiribocchi e su quel tabellino è ancora impresso il nome di uno di loro.
- L’ATALANTA. Sotto la guida di Palladino, l’Atalanta ha ritrovato fluidità di manovra e continuità nei risultati. Nemmeno la partenza di Lookman è riuscita a scalfire la nuova solidità del gruppo che, rinvigorito dagli innesti di gennaio — su tutti l’ex Napoli Raspadori — punta ora con decisione a un piazzamento europeo
- IL RISULTATO. Le partite tra Atalanta e Napoli sono sempre imprevedibili e ieri, le aspettative non sono state deluse: tre reti, occasioni da una parte e dall’altra. Napoli avanti, con la possibilità di chiuderla e nel momento migliore, l’Atalanta prima la pareggia e poi la ribalta. Un bello spot per il calcio italiano (al di là delle polemiche targate A.I.A.)
- LA PARTITA. A specchio, pressing alto e intensità ma alla prima e vera propria e occasione, il Napoli va in vantaggio su palla inattiva. L’Atalanta ci prova ma rischia di subire il raddoppio ma Chiffi revoca il rigore da lui assegnato per fallo su Hojlund. Nella seconda frazione, parte meglio il Napoli che sfrutta l’ampiezza e la tecnica di Vergara e Alisson ma nel momento migliore degli azzurri, Pasalic la pareggia (su palla inattiva). Gli azzurri ci provano ma gli orobici reggono e poi la portano a casa (ancora da palla inattiva) con Samardzic.
- LA CLASSIFICA. È iniziata ufficialmente la bagarre terzo posto e se le prime due posizioni sono (ir)raggiungibili, dietro ci sono 5 squadre raccolte in 5 punti. Attualmente la classifica dice Napoli e Roma a pari punti ma con gli azzurri avanti per via degli scontri diretti; Juve, Atalanta e Como che seguono.
- L’UOMO PARTITA. Il reparto. Eh sì, il reparto ! Nella partita di ieri pomeriggio, l’attacco, quello dei 3 ventitreenni (per la prima volta tutti insieme) ha offerto spunti di riflessione per questa ultima parte di campionato. In attesa dei famosi rientri e della buona condizione di Lukaku, Conte può essere soddisfatto e dormire sonni tranquilli (si spera!).
- OPINIONE FINALE. Esiste una forma di pazzia che non abita i manicomi, ma i cuori degli indomiti. È la pazzia di chi ha scelto un punto invisibile sulla mappa e ha deciso che quel vuoto vale più di ogni certezza tangibile. Per il Napoli, quell’oggetto del desiderio — sia esso un amore impossibile, una verità assoluta o un ideale di perfezione — cessa di essere un traguardo e diventa la linfa vitale. Non conta più se la meta sia raggiungibile; conta che essa sia l’unica forza capace di tenere i suoi occhi aperti quando il resto del mondo crolla nel sonno della mediocrità
