Il nuovo sciame sismico che ha interessato l’area dei Campi Flegrei, innescato dal terremoto di magnitudo 4.7 registrato il 31 luglio, ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e della pianificazione dell’emergenza. Alla scossa principale sono seguite numerose repliche, molte delle quali chiaramente avvertite dalla popolazione di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e dei quartieri occidentali di Napoli. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), attraverso l’Osservatorio Vesuviano, continua a monitorare costantemente l’evoluzione del fenomeno bradisismico, mentre la Protezione Civile mantiene attivi tutti i protocolli di sorveglianza.
Il terremoto ha provocato danni ad alcuni edifici, verifiche strutturali da parte dei Vigili del Fuoco e momenti di forte apprensione tra i residenti. Tuttavia, le autorità hanno ribadito che il livello di allerta vulcanica resta giallo, ossia di attenzione. Questo significa che, pur essendo in corso un’intensa fase di bradisismo, non esistono elementi che facciano ritenere imminente un’eruzione e, di conseguenza, non è stata disposta alcuna evacuazione della popolazione.
Proprio in questi giorni è tornato al centro del dibattito il Piano nazionale di emergenza per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei, predisposto dal Dipartimento della Protezione Civile e costantemente aggiornato sulla base delle più recenti valutazioni scientifiche. Si tratta di uno strumento di prevenzione che definisce in anticipo le procedure da seguire qualora l’attività vulcanica dovesse evolvere verso uno scenario eruttivo.
L’evacuazione scatterebbe esclusivamente dopo una decisione delle autorità nazionali, sulla base delle valutazioni dell’INGV e della Commissione Grandi Rischi. Solo con il passaggio alla fase di allarme verrebbe disposto l’allontanamento preventivo dei cittadini residenti nella cosiddetta zona rossa, con l’obiettivo di completare l’evacuazione entro circa 72 ore.
La zona rossa comprende l’intero territorio dei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto. Rientrano inoltre numerose aree del Comune di Napoli, tra cui i quartieri di Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo e Pianura, oltre a porzioni di Posillipo, Chiaia, Arenella, Vomero, Chiaiano e San Ferdinando. Sono comprese anche alcune aree dei comuni di Giugliano in Campania e Marano di Napoli, individuate in base agli scenari di maggiore esposizione ai flussi piroclastici.
Accanto alla zona rossa è prevista la zona gialla, nella quale il rischio principale è rappresentato dalla possibile ricaduta di ceneri vulcaniche. Quest’area interessa una parte molto più ampia della Città metropolitana di Napoli e comprende altri quartieri del capoluogo e numerosi comuni dell’area nord-occidentale, tra cui Calvizzano, Mugnano di Napoli, Villaricca, Qualiano, Melito di Napoli, Casavatore, Casoria, Arzano, Afragola, Casandrino, Frattamaggiore e Frattaminore, oltre ad altri centri limitrofi. In questa fascia non è prevista un’evacuazione automatica, ma potrebbero essere adottate misure temporanee di protezione, limitazioni agli spostamenti o eventuali allontanamenti mirati, in funzione dell’evoluzione dell’evento e delle condizioni meteorologiche.
Ogni Comune interessato dispone di un proprio piano comunale di Protezione Civile, con aree di attesa, punti di raccolta e percorsi di allontanamento. Il sistema prevede inoltre il gemellaggio tra i comuni della zona rossa e diverse Regioni italiane, già individuate per garantire assistenza e accoglienza alla popolazione evacuata. L’obiettivo è assicurare la continuità dei servizi essenziali, dall’assistenza sanitaria alla scuola, fino al supporto logistico per le famiglie.
Parallelamente al rischio vulcanico, resta alta l’attenzione anche sul rischio sismico legato al bradisismo. Il progressivo sollevamento del suolo può infatti generare terremoti superficiali, come dimostrato dagli ultimi eventi, con possibili ripercussioni sugli edifici più vulnerabili. Per questo motivo proseguono i controlli strutturali, il monitoraggio geofisico e le esercitazioni periodiche organizzate dalla Protezione Civile.
Le istituzioni invitano i cittadini a informarsi esclusivamente attraverso i canali ufficiali dell’INGV, dell’Osservatorio Vesuviano, della Protezione Civile e dei Comuni interessati, evitando di diffondere notizie prive di riscontri scientifici. Il piano di evacuazione non rappresenta il segnale di un’eruzione imminente, ma uno strumento di prevenzione indispensabile in un territorio tra i più complessi dal punto di vista vulcanico.
L’ultimo sciame sismico conferma che i Campi Flegrei stanno attraversando una fase di intensa attività bradisismica che richiede un monitoraggio costante. Allo stato attuale non esiste alcun ordine di evacuazione, ma conoscere il piano di emergenza e le procedure previste rappresenta un elemento fondamentale per affrontare con consapevolezza un fenomeno naturale che continua a essere seguito, giorno dopo giorno, dalla comunità scientifica.
