Napoli, luglio 2026. C’è una data che segna il prima e il dopo nella vicenda di Francesca Antonia Tucci: il 29 giugno, giorno in cui la giovane, ventiquattro anni, originaria di Afragola e prossima alla laurea in Giurisprudenza, entra da sola, alla guida della propria auto, all’ospedale Cardarelli di Napoli. Il ricovero è programmato, in regime di intramoenia, per risolvere una patologia congenita dell’apparato digerente. La sera stessa viene sottoposta a un primo intervento in laparoscopia, che si conclude, secondo quanto ricostruito finora, senza criticità apparenti.
Nei giorni successivi la situazione cambia. Sopraggiungono complicanze post-operatorie che rendono necessario un secondo intervento d’urgenza, eseguito nella notte tra il 1° e il 2 luglio. Dopo l’operazione, Francesca viene trasferita in terapia intensiva, dove muore poche ore dopo, la mattina del 2 luglio.
Di fronte a una morte così rapida e inattesa, la famiglia Tucci presenta un esposto al commissariato Arenella. La Procura di Napoli, attraverso il sostituto procuratore Mario Canale della sezione che si occupa di reati legati al lavoro e alle responsabilità professionali, apre un fascicolo e dispone il sequestro della salma e della cartella clinica in vista dell’autopsia.
Tre professionisti sanitari, tra cui il chirurgo che ha eseguito l’operazione notturna, vengono iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso. Si tratta, come previsto dalla procedura penale, di un atto formalmente dovuto in questa fase: l’iscrizione consente ai medici coinvolti di nominare propri periti di parte, che potranno assistere all’esame autoptico, definito un accertamento tecnico irripetibile. È bene sottolineare che, allo stato attuale, non risulta alcuna responsabilità accertata: gli indagati restano, a tutti gli effetti, presunti innocenti fino a eventuali sviluppi definitivi dell’inchiesta.
Il conferimento dell’incarico ai medici legali che eseguiranno l’esame è stato fissato per martedì 7 luglio in Procura. Sarà proprio l’autopsia, insieme all’analisi della cartella clinica sequestrata, a fornire agli inquirenti gli elementi tecnici necessari per stabilire se il decesso sia riconducibile a un errore nella gestione clinica oppure a complicanze non prevedibili e non imputabili a condotte colpose. Fino a quel momento, qualunque valutazione sulle cause della morte resta un’ipotesi investigativa, non un dato accertato.
Il dolore dei familiari si è espresso pubblicamente attraverso le parole del padre, Vincenzo Tucci, sessant’anni, imprenditore del settore dolciario ad Afragola. Il suo commento, diventato in poche ore virale sui media locali, condensa la rabbia e lo smarrimento di chi si è affidato a una struttura sanitaria a pagamento aspettandosi assistenza e si è invece trovato a dover elaborare un lutto improvviso. La famiglia è assistita da un collegio di avvocati, che ha già annunciato la nomina di consulenti tecnici di parte per seguire da vicino le operazioni peritali.
Il caso riporta l’attenzione su un tema più ampio, quello dell’attività libero-professionale intramuraria (la cosiddetta intramoenia), che permette ai pazienti di essere assistiti da un medico di fiducia all’interno della stessa struttura pubblica, dietro pagamento. Si tratta di una modalità diffusa e regolarmente disciplinata dalla normativa sanitaria nazionale, ma episodi come questo riaccendono periodicamente il dibattito sulla qualità dei controlli e sulla trasparenza degli esiti clinici legati a questo tipo di prestazioni.
L’Azienda ospedaliera Cardarelli, dal canto suo, ha espresso cordoglio alla famiglia e ha comunicato di aver avviato in autonomia le procedure istituzionali previste a livello regionale e ministeriale per ricostruire quanto accaduto, un passaggio che affianca, senza sovrapporsi, l’inchiesta della magistratura.
Al momento gli elementi certi sono pochi ma precisi: le date del doppio intervento, il decesso avvenuto in terapia intensiva, l’apertura di un fascicolo per omicidio colposo a carico di tre sanitari, la disposizione dell’autopsia. Tutto il resto appartiene a una fase dell’inchiesta che è appena cominciata.
La vicenda di Francesca Tucci si inserisce in un filone di casi di presunta malasanità che periodicamente tornano al centro della cronaca campana, sollevando interrogativi che vanno oltre il singolo episodio: la gestione delle complicanze post-chirurgiche negli ospedali pubblici, i tempi e le modalità dei controlli interni, il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario. Interrogativi a cui, in questo caso specifico, solo l’esito dell’autopsia e delle indagini della Procura potrà iniziare a dare risposta.
