Un carico di quasi cinquanta chilogrammi di hashish, pronto per essere smistato nelle piazze di spaccio del weekend, non ha mai raggiunto i suoi destinatari. Nella tarda serata di sabato, gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra hanno fermato un uomo che stava per entrare in un box in via Villa San Giovanni, nel quartiere orientale di Napoli. Il suo atteggiamento guardingo ha insospettito la pattuglia, che ha deciso di procedere a un controllo: dentro il locale, centinaia di involucri già confezionati e pronti per la vendita.
L’uomo, Salvatore Campagna, 54 anni, con precedenti specifici alle spalle, è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il box si trovava a pochi passi dal Parco Vitale, un’area che da anni viene indicata come punto di riferimento logistico del clan Formicola, il gruppo criminale storicamente radicato tra San Giovanni a Teduccio e la zona che i residenti chiamano “il Bronx”. È bene precisare che, allo stato attuale, Campagna deve rispondere di un’accusa e non di una condanna: la sua posizione sarà ora vagliata dall’autorità giudiziaria, a cui è stato messo a disposizione insieme al denaro sequestrato durante l’operazione.
Al di là del singolo arresto, la quantità di droga intercettata è ciò che ha attirato l’attenzione degli inquirenti. Quasi 50 chili di hashish non sono un ritrovamento occasionale: rappresentano uno stock organizzato, verosimilmente destinato a rifornire più piazze contemporaneamente. È un dettaglio che, secondo chi segue da tempo le dinamiche della criminalità organizzata nell’area orientale di Napoli, racconta qualcosa di più ampio della semplice cronaca del weekend.
Il clan Formicola, negli ultimi anni, è stato colpito da diverse operazioni delle forze dell’ordine che ne hanno decimato i vertici storici. Eppure un sequestro di queste dimensioni suggerisce che la struttura, anche dopo gli arresti ai piani alti, mantenga canali di approvvigionamento attivi e una capacità di movimentare capitali non trascurabile. È una caratteristica che accomuna diversi clan camorristici campani: la sostituzione rapida delle figure di vertice, mentre la rete di distribuzione a livello di quartiere continua a funzionare grazie a una filiera di custodi, corrieri e gestori delle singole piazze.
Il quartiere di San Giovanni a Teduccio, con la sua storia di marginalità economica e la difficile convivenza tra residenti e piazze di spaccio, resta uno dei territori più monitorati dalla Questura di Napoli. Non è un caso che l’operazione di sabato si inserisca in un dispositivo di controllo più ampio, attivo da tempo nella zona orientale della città, con pattugliamenti mirati proprio a intercettare i movimenti sospetti attorno a garage, cantine e locali che negli anni sono stati spesso utilizzati come depositi.
Resta ora da capire chi fossero i destinatari del carico. Gli investigatori stanno lavorando per risalire ai canali di acquisto e ai gestori delle piazze che, secondo una prima ricostruzione, attendevano la merce per la vendita del fine settimana. È un lavoro che richiede tempo, incroci di intercettazioni e riscontri, e che difficilmente porterà a sviluppi immediati.
Quello che l’episodio conferma, più che smentire, è la persistenza di un modello: anche quando le forze dell’ordine riescono a colpire duramente un clan, la domanda di sostanze stupefacenti a Napoli e nella sua area metropolitana resta talmente alta da rendere conveniente, per chi gestisce questi traffici, riorganizzarsi in tempi rapidi. Un sequestro da mezzo milione di euro di valore stimato, cifra che circola in alcune ricostruzioni giornalistiche ma che attende conferme ufficiali, è un duro colpo economico, ma difficilmente rappresenta, da solo, la fine di un sistema che si regge su meccanismi ben più ampi del singolo deposito scoperto in un box di periferia.
