A Salerno c’è una vicenda che va avanti da decenni, riemerge periodicamente sui giornali locali e non trova mai una parola definitiva. Riguarda un gruppo di preghiera nato attorno a una figura carismatica, le presunte rivelazioni celesti che le venivano attribuite e un’eredità spirituale contesa tra chi la considera un’esperienza di fede autentica e chi, invece, parla apertamente di manipolazione psicologica. Si chiama “Opera del Gregge del Bambin Gesù“, per tutti semplicemente “il Gregge”, e in questi giorni è tornata al centro dell’attenzione per una nuova, durissima presa di posizione da parte della famiglia della fondatrice.
Il gruppo nasce diversi decenni fa attorno alla figura di Caterina Tramontano Albano, una donna originaria di Procida che si stabilì nel quartiere Carmine di Salerno. Chi l’ha conosciuta la ricorda con il soprannome affettuoso di “zia Caterina”, una figura che nel tempo ha accumulato un seguito consistente di fedeli convinti che ricevesse messaggi divini. Attorno a quelle presunte visioni si è formata una piccola comunità di preghiera radicata nella zona di Pagliarone, cresciuta negli anni fino a coinvolgere famiglie, sacerdoti e seminaristi dell’intera diocesi.
Caterina Tramontano è morta nel 1996, ma la sua figura non è mai uscita di scena. Il ruolo di depositaria delle presunte rivelazioni sarebbe passato, secondo la ricostruzione più diffusa tra gli aderenti, a Lucia Salito, spesso presentata come una parente stretta della veggente, se non addirittura come sua nipote. È proprio su questo punto che si è aperto negli ultimi anni il fronte più acceso della polemica.
A febbraio del 2024 l’arcivescovo di Salerno ha deciso di intervenire direttamente, disponendo il commissariamento dell’associazione con un decreto ufficiale. Una misura che arriva dopo anni di segnalazioni, dubbi dottrinali e più di una perplessità espressa anche all’interno del clero locale. Alcuni sacerdoti della zona di Eboli, ad esempio, avevano già messo per iscritto le proprie riserve in una lettera indirizzata ai parroci dell’intera diocesi, chiedendo chiarezza prima di qualsiasi riconoscimento ufficiale del gruppo.
Le testimonianze raccolte negli ultimi mesi da chi ha fatto parte del Gregge disegnano un quadro decisamente più cupo di quello di un semplice gruppo di preghiera. Una ex aderente ha definito senza mezzi termini l’esperienza vissuta come quella di una setta, parlando di un condizionamento capace di intaccare progressivamente la volontà e la libertà personale di chi ne faceva parte. Nei suoi ricordi, gli incontri si tenevano anche nell’abitazione della veggente, in un clima di continua sottoposizione a giudizio, dove ogni gesto sembrava passare al vaglio di un controllo costante.
Un’inchiesta giornalistica pubblicata di recente è arrivata a sostenere che l’influenza del gruppo si sarebbe estesa fino a toccare la formazione dei futuri sacerdoti della diocesi. Secondo questa ricostruzione, per intraprendere il cammino verso l’ordinazione sarebbe stato necessario, in certi casi, ottenere una sorta di avallo informale da parte della veggente prima, e della sua presunta erede spirituale poi. Un elemento che, se confermato nelle sue implicazioni, solleverebbe interrogativi seri sul peso che una figura estranea alla gerarchia ecclesiastica avrebbe potuto esercitare su percorsi vocazionali all’interno della Chiesa.
Il capitolo più recente della vicenda porta la firma di Francesco Albano, avvocato e figlio di Caterina Tramontano. Da anni Albano segue la questione con l’assistenza di diversi legali, prima Giuseppe Apostolico e più di recente Sergio Pisani, e in passato aveva già presentato denunce all’autorità giudiziaria per contestare qualunque legame diretto tra sua madre e la costituzione dell’associazione così come esiste oggi.
Nelle ultime settimane, però, la sua posizione è diventata pubblica in modo molto più netto. Albano ha smentito categoricamente qualsiasi parentela tra Lucia Salito e la madre, chiarendo che non si tratta né di una nipote né di una cugina, e ha definito il tentativo di costruire un legame di famiglia inesistente un modo per costruire credibilità agli occhi degli aderenti. Ha inoltre raccontato che una sua comunicazione, letta pubblicamente durante un’assemblea del gruppo, avrebbe portato alle dimissioni di un numero considerevole di associati, segno di quanto la sua voce pesi ancora tra chi frequenta il Gregge.
Nei giorni scorsi la vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo: nuove denunce depositate dalla famiglia e una richiesta formale di restituzione degli scritti attribuiti alla veggente, custoditi finora dall’associazione. Una mossa che segna probabilmente il punto più alto dello scontro tra gli eredi di Caterina Tramontano e chi continua a gestire il Gregge, e che difficilmente si chiuderà in tempi brevi, considerato che la vicenda si trascina ormai da un quindicennio senza una soluzione condivisa.
Al di là dei nomi e dei dettagli della singola vicenda salernitana, il caso del Gregge tocca un nervo scoperto piuttosto comune: quello del confine sottile tra devozione popolare, autorità spirituale informale e rischio di derive settarie. Le comunità nate attorno a presunte veggenti o guaritori carismatici non sono un fenomeno isolato in Italia, e la storia di Pagliarone mostra bene quanto possa essere complicato, per un’istituzione come la Chiesa, intervenire su gruppi che si sono radicati per decenni prima che qualcuno decidesse di alzare la voce.
Resta da capire cosa accadrà ora che la giustizia ordinaria è stata chiamata in causa direttamente dalla famiglia della fondatrice. Le prossime settimane, con le denunce depositate e la richiesta di restituzione dei documenti, potrebbero segnare uno spartiacque per un’associazione che, nonostante il commissariamento disposto dall’arcivescovado, continua evidentemente a mantenere un seguito attivo sul territorio.
