Alle 19:46 del 31 luglio, la terra sotto Pozzuoli ha tremato con una violenza che in quest’area non si registrava da decenni. Magnitudo 4,7, epicentro nella zona della Solfatara: il valore più alto rilevato dagli anni Ottanta a oggi in questo tratto di costa flegrea. Nelle ore successive i sismografi dell’Osservatorio Vesuviano hanno contato oltre 170 scosse, la più forte delle quali ha toccato magnitudo 3,8 intorno alle 22. Un pomeriggio afoso di fine luglio si è trasformato, nel giro di pochi minuti, nell’ennesimo capitolo di una crisi che i residenti di quest’area conoscono fin troppo bene: il bradisismo.
Il termine bradisismo indica il lento sollevamento e abbassamento del suolo tipico delle caldere vulcaniche attive, e ai Campi Flegrei non è certo una novità. La fase attuale di innalzamento del terreno è iniziata nel 2005, dopo un ventennio di subsidenza seguito alle due crisi bradisismiche del 1969-72 e del 1982-84, quando Pozzuoli visse un innalzamento complessivo di circa tre metri e mezzo e un migliaio di scosse in pochi mesi. Da allora il suolo si è sollevato di circa un metro e settanta, con Pozzuoli come punto di massima deformazione e un calo progressivo man mano che ci si allontana dal centro della caldera.
Quello che rende utile guardare ai dati scientifici in un momento come questo è capire se la scossa del 31 luglio rappresenti un salto di qualità o l’ennesima manifestazione dello stesso fenomeno. Secondo quanto riferito dalla direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo, i parametri di riferimento restano stabili: il ritmo di sollevamento del suolo, il flusso di anidride carbonica e la profondità stimata del magma non hanno subito variazioni significative rispetto alle settimane precedenti. In altre parole, l’evento rientra nella cornice già nota della crisi bradisismica in corso, senza segnali che facciano presagire un’accelerazione verso l’eruzione. Resta comunque il livello di allerta giallo, quello che prevede sorveglianza rafforzata ma non fasi di pre-allarme.
Questo non significa che il rischio sismico sia trascurabile. Gli esperti ricordano da tempo che il bradisismo flegreo può generare terremoti anche di magnitudo 5, con conseguenze potenzialmente più gravi di quelle registrate finora. Andrea Billi, dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr, ha sottolineato l’impossibilità di prevedere durata, numero o intensità delle prossime scosse, senza poter escludere un superamento del record attuale.
Sul piano umano il bilancio ha preso forma nelle ore immediatamente successive al sisma. I feriti sono saliti a ventisei, ventuno ricoverati nell’ospedale di Pozzuoli e cinque in quello di Giugliano, nessuno in condizioni gravi. Più pesante il conto degli edifici: alcune case già disabitate sono crollate, altre hanno riportato lesioni strutturali tali da renderle inagibili. Le verifiche tecniche condotte nei giorni successivi hanno portato alla dichiarazione di inagibilità per otto edifici e cinque attività commerciali, con circa 150 nuclei familiari costretti a lasciare le proprie abitazioni.
Il caso più emblematico è quello del Parco Olivetti, complesso residenziale di 101 appartamenti colpiti in misura diversa dal sisma. Dopo la seconda notte fuori casa, gli abitanti che si sono presentati al cancello per rientrare hanno trovato l’area sbarrata dalla polizia per motivi di sicurezza: sono stati accompagnati all’interno solo per il tempo necessario a recuperare l’essenziale, poi hanno dovuto allontanarsi di nuovo, senza certezze su quando potranno tornare. Gli sfollati sono stati accolti in strutture messe a disposizione dai Comuni di Napoli e Pozzuoli, a partire dal palazzetto dello sport di Monteruscello.
Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha cercato di rassicurare la popolazione ribadendo l’impegno delle istituzioni ad affiancare gli sfollati, mentre sul fronte politico la segretaria del Pd Elly Schlein ha sentito telefonicamente i sindaci di Napoli, Pozzuoli e Bacoli per esprimere solidarietà. Il 3 agosto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha modificato la sua agenda di visite in Campania per recarsi all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli e verificare di persona lo stato dei luoghi, definendo la situazione archeologica sotto controllo ma promettendo attenzione alle esigenze della popolazione colpita.
Se il quadro scientifico invita a una lettura cauta ma non allarmistica, il clima sociale racconta una storia diversa, fatta di stanchezza accumulata in vent’anni di convivenza con un fenomeno che si ripresenta a ondate. Per la giornata del 4 agosto è stata annunciata una manifestazione in piazza della Repubblica a Pozzuoli, organizzata da comitati e movimenti civici del territorio, con lo slogan che riassume bene lo stato d’animo di molti residenti: la terra trema, le istituzioni dormono. Tra le rivendicazioni compare anche la minaccia di bloccare il porto cittadino, segno di una protesta che punta a farsi sentire oltre i confini locali.
Non è la prima volta che la popolazione flegrea scende in strada per chiedere risposte più rapide su messa in sicurezza degli edifici, tempi di ricollocazione degli sfollati e piani di evacuazione più chiari in caso di aggravamento della crisi. Ogni nuova scossa riporta alla superficie interrogativi che restano aperti da anni: quanti degli edifici più vecchi del centro storico di Pozzuoli sono davvero in grado di reggere un sisma di magnitudo 5, quali risorse sono state effettivamente stanziate per la prevenzione e quanto tempo servirebbe, in caso di necessità, per mettere in sicurezza mezzo milione di persone che vivono nell’area a rischio.
Al momento la situazione sismica appare tornata a livelli di quiete relativa, con poche scosse di lieve entità registrate nelle ultime ore. Resta però la sensazione, condivisa da chi vive quest’area, che la tregua sia solo temporanea, e che la prossima scossa possa arrivare in qualsiasi momento a ricordare quanto sia fragile l’equilibrio su cui poggia la vita quotidiana ai Campi Flegrei.
