Talvolta l’arte viene scelta come punto di partenza per il rinnovamento. Essa viene piantata in terreni aridi, in modo da mostrare come anche questi ultimi possano crescere rigogliosi. Un chiaro esempio di questa sua funzione sono i murales. I muri delle città sono diventati un vero e proprio museo a cielo aperto, e numerosi artisti di un certo calibro si sono prestati per ridargli un nuovo volto. In alcuni casi vengono scelti quartieri considerati malfamati, in modo da migliore la percezione iniziare e permettere di mostrare un eventuale miglioramento.
La street-art nasce a New York negli ’70, ma anche l’Italia ad oggi è una terra fertile da questo punto di vista, partendo proprio da Napoli. Proprio nel capoluogo campano si trova infatti la prima opera di Banksy in Italia, in Piazza Girolamini, protetta da una lastra di vetro. Rappresenta una madonna con dei bambini ai suoi piedi, ma al posto dell’aureola a coronare il suo capo c’è una pistola. L’opera è una forma di denuncia sociale, volta a segnalare il legame tra la mafia e la religiosità. In generale, Napoli ha ispirato diversi artisti, e alcuni murales presenti nella città sono diventati celeberrimi, come quello di Maradona o quelli di Jorit.
Napoli non è l’unica città a ospitare un’opera di Banksy: infatti nel 2019 è comparsa in un canale veneziano l’immagine di un piccolo naufrago con in mano un fumogeno rosa. Oggi si può ancora ammirare in una zona molto frequentata tra Piazzale Roma e l’Università Ca’ Foscari.
Anche la capitale offre una notevole collezione di street art. In particolare un artista, David Diavù Vecchiato, ha avviato un progetto che si chiama Popstairs: sulle scale della città si possono ammirare i volti delle più grandi star del cinema che sono passate per le strade di Roma, da Monica Vitti ad Anna Magnani. Alcuni però si stanno degradando, e quasi sparendo.
Anche Pisa ospita un’opera particolarmente celebre, che viene continuamente fotografata dai turisti che visitano la città. Si chiama Tuttomondo, realizzata dall’artista americano Keith Haring, ed è famosa anche per essere stata la sua ultima opera pubblica. Si trova sulla parete della chiesa di Sant’Antonio Abate e rappresenta 30 figure incastrate tra loro come un puzzle. I colori e l’armonia suggeriscono il tema della pace.
Un’altra città che ospita un murale degno di nota è Bologna. Si trova sotto il portico di Via Zamboni, tra la Facoltà di Lettere e Piazza Scaravilli, ed è stato dipinto dall’artista colombiano Luis Gutiérrez nel 1988, in occasione dei 500 anni dalla conquista dell’America. I colori accesi dell’opera erano stati offuscati dal tempo e dallo smog, per cui sono stati necessari dei lavori di ristrutturazione, curati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti.
Anche le strade di Torino si sono riempite di murales. Il capoluogo piemontese ha infatti avviato un progetto chiamato TOward 2030. What Are You Doing?, in collaborazione con Lavazza, volto a rendere il pianeta un posto più sostenibile. Le 18 opere infatti sono volte a sensibilizzare sui temi dell’inquinamento, e scaricando l’applicazione Bepart è possibile ammirarle attraverso la realtà aumentata.
Quelle citate fino ad ora sono soltanto una piccola parte delle opere sparse per le strade di tutta Italia. In generale l’arte ha quasi sempre una funzione pedagogica, ma per questa forma vale particolarmente. Nasce su muri grigi, in quartieri dimenticati, nasce come forma di ribellione, ma da atto di vandalismo si trasforma in una vera e propria opera di rinnovamento civile. È arte alla portata di tutti: non si trova nei musei, destinati a essere guardati da poche élite colte, ma per le strade, ammirabile da qualsiasi cittadino ci passi affianco. E ognuno la interpreterà a modo proprio, secondo il proprio vissuto, perché l’arte è di tutti.
