Un’importante operazione delle forze dell’ordine ha colpito duramente la criminalità organizzata nel Nolano. All’alba, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 23 persone ritenute legate al clan Russo, gruppo camorristico attivo tra Nola e i comuni vicini.
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e sviluppata dagli investigatori della Squadra Mobile e della SISCO, ha portato alla luce un sistema ben strutturato dedito principalmente al traffico di droga e alla gestione illegale di armi. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, oltre che di detenzione e porto abusivo di armi, con aggravanti legate al metodo mafioso.
Sono finiti in manette i capi Antonio Moccia, Antonio Russo e Demis Ravezzani. Disposta la misura cautelare in carcere anche per Giovanni Romano, Attilio Scala, Francesco Tufano, Anna Tarallo, Gavril Isernia, Paolino Vecchione, Francesco Caccavale, Anna Tufano, Aniello lovino, Rosario Perretta, Zuleide Lucinda Da Silva Oliveira, Massimo Sbrescia, Raffaele Caccavale, Biagio D’Ursi, Francesco Festinese, Aniello D’Onofrio, Giulio Ambrosino, Mario Falco, Ernesto Nunziata, Glovanni Battista Ametrano.
Secondo quanto emerso, il gruppo criminale operava con una rete capillare e organizzata, capace di gestire un consistente giro di affari non solo a livello locale ma anche su scala più ampia. I collegamenti con fornitori in altre regioni italiane e persino all’estero, in particolare in Spagna, garantivano un flusso continuo di sostanze come cocaina e hashish.
Lo spaccio non avveniva esclusivamente in punti fissi: una parte dell’attività era affidata a pusher “itineranti”, incaricati di muoversi sul territorio per evitare i controlli delle forze dell’ordine e assicurare una distribuzione costante della droga. I proventi dell’attività illecita confluivano nelle casse del clan, alimentando sia nuovi traffici criminali sia un sistema interno di sostegno economico per affiliati e familiari dei detenuti.
Gli investigatori descrivono l’organizzazione come radicata e ben coordinata, capace di incidere profondamente sul contesto sociale ed economico dell’area. L’operazione rappresenta quindi un ulteriore passo nella lotta contro i gruppi camorristici attivi nel territorio nolano, storicamente segnato da interessi legati al traffico di stupefacenti.
