Dal 2 al 12 settembre 2026 il Lido di Venezia tornerà a essere il centro del mondo del cinema con l’83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, storicamente la sezione cinema della Biennale di Venezia. La direzione artistica resta affidata ad Alberto Barbera, confermato alla guida del festival fino all’edizione del 2027, garantendo così una continuità di visione che negli ultimi anni ha caratterizzato la kermesse veneziana.
Ad aprire ufficialmente la Mostra sarà Ink, il nuovo film di Danny Boyle, mentre a chiudere il festival, fuori concorso, sarà Dio ride di Giovanni Veronesi. Due scelte diverse per stile e provenienza, che danno l’idea di un programma capace di alternare grandi nomi internazionali e cinema italiano.
Quest’anno saranno venti i film in concorso alla ricerca del Leone d’Oro, con una presenza italiana particolarmente robusta. Il cinema italiano si presenta con cinque titoli in Concorso: Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires, Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro, Nanni Moretti con Succederà questa notte, Andrea Pallaoro con The Echo Chamber e Paolo Strippoli con L’estranea.
Tra i titoli più attesi, spicca senza dubbio il ritorno in concorso di Nanni Moretti: il regista romano non gareggiava a Venezia dal lontano 1989, un dettaglio che da solo basta a far parlare di “evento” per questa edizione. Non meno significativo è il film di Pallaoro: The Echo Chamber nasce infatti dall’ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci, un lascito che aggiunge un peso simbolico particolare alla pellicola, nel cast della quale figura anche Luca Marinelli.
Sul fronte internazionale, il concorso porta al Lido nomi molto diversi tra loro per generazione e stile. Tra i registi stranieri ci sono Florian Zeller con Bunker, con protagonisti Penélope Cruz e Javier Bardem, e Werner Herzog con Bucking Fastard, il suo primo film di finzione dal 2019. A questi si aggiunge Casey Affleck, al suo quarto lungometraggio da regista, con Company, un film descritto come un intreccio di racconti che si generano l’uno dall’altro, ambientato in villaggi remoti degli Stati Uniti, con Nick Nolte nel cast. Presente anche il regista iraniano Ali Asgari con A bit of light, opera che affronta il tema del disincanto di chi si oppone al regime iraniano.
Uno sguardo al cinema asiatico arriva invece da Hirokazu Kore’eda con Look Back e da Shinya Tsukamoto con Nelson-san, anata wa hito o koroshimashita ka?, titoli che confermano l’attenzione della Mostra verso gli autori giapponesi contemporanei.
Oltre al Concorso, il programma si arricchisce come sempre delle sezioni collaterali, tra cui Orizzonti e le Giornate degli Autori, vetrine storicamente dedicate a nuovi linguaggi e a registi emergenti. Tra i titoli italiani presenti in queste sezioni si segnala Balcanico di Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis nel cast.
Molto atteso anche il fronte dei documentari fuori concorso: tra questi un lavoro di Alex Gibney dedicato a Elon Musk, un imponente film di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci, un documentario sugli Oasis molto discusso alla vigilia e il nuovo lavoro di Mariano Llinás dedicato a Jorge Luis Borges. Un ventaglio di sguardi che testimonia quanto il documentario resti oggi un terreno fertile per raccontare artisti, musica e cultura popolare.
Sul red carpet del Lido, gli occhi saranno puntati soprattutto su due leggende del cinema mondiale. George Clooney ed Ellen Burstyn riceveranno entrambi il Leone d’Oro alla carriera, il riconoscimento più prestigioso che la Mostra riserva ai grandi protagonisti della settima arte. Clooney ha già espresso il suo entusiasmo, definendo Venezia il suo festival preferito e un vero onore ricevere questo premio. Non è la prima volta che l’attore e regista americano lega il proprio nome alla laguna veneta, ma la carriera award rappresenta comunque un momento di consacrazione ulteriore.
Al di là dei singoli titoli, quello che emerge da questa 83esima edizione è la volontà di raccontare, attraverso il linguaggio del cinema, i temi più urgenti del presente. Non a caso, Barbera ha descritto il cinema come uno strumento straordinario di conoscenza della realtà, capace di riflettere sui problemi del mondo contemporaneo non in modo cronachistico, ma attraverso storie e narrazioni. Una dichiarazione d’intenti che, edizione dopo edizione, continua a orientare le scelte della Mostra.
Con un cartellone che mescola grandi ritorni, autori affermati e nuove voci internazionali, la Mostra del Cinema di Venezia 2026 si presenta come uno degli appuntamenti cinematografici più attesi dell’autunno, capace ancora una volta di anticipare tendenze e lanciare film destinati a far discutere ben oltre i confini del Lido.
