Quando il Presidente della Repubblica prende la parola per la tradizionale cerimonia del Ventaglio, raramente si limita alle formule di rito. Quest’anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato una linea netta, che parte dalla cronaca quotidiana per arrivare al cuore stesso delle nostre istituzioni. E lo ha fatto richiamando tutti a un principio che dovrebbe essere il pilastro di qualsiasi democrazia sana. Quando si affrontano i fatti di cronaca più complessi, ha sottolineato il Capo dello Stato, se si pensa “che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato“.
Il messaggio inviato al Parlamento e al Governo suona come un avvertimento lucido su dove rischia di scivolare il dibattito pubblico. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a una corsa continua a rincorrere l’emozione del momento non per cercare soluzioni di ampio respiro, ma per varare strette normative d’urgenza o per giustificare l’idea che la norma debba piegarsi al mood politico. È una strada pericolosa. Quando la politica comincia a pensare di potersi adattare di volta in volta per compiacere una determinata parte di elettorato o per speculare sulla paura della gente, finisce per alimentare quel “clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza“.
La forza di uno Stato si misura sulla capacità di garantire sicurezza e giustizia attraverso la certezza del diritto, non mediante la rincorsa a un’aggressività verbale e legislativa che finisce per soffiare sul fuoco delle tensioni. Le scene viste recentemente nei cantieri della Tav o le aggressioni alle forze dell’ordine sono inaccettabili e vanno condannate. Mattarella è stato chiarissimo al riguardo: “Non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi“. Ma rispondere a queste criticità a colpi di decreti emergenziali, inasprimenti di pena calati dall’alto o scorciatoie tecnologiche sbandierate come panacea di tutti i mali significa scambiare la propaganda per governo del Paese.
Lo stesso cortocircuito si nota nella gestione dei grandi fenomeni strutturali come l’immigrazione. Il Presidente Mattarella ha ricordato “l’insuperabile necessità di accantonare la logica dell’emergenza del tutto improduttiva, come risulta ormai senza ombra di dubbio e di impegnarsi in interventi di strategia di governo del fenomeno“. Amministrare una nazione richiede visione e programmazione, non tensioni elettorali che, per usare le parole del Presidente, finiscono per sottrarre “attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini” e inducono ad “alterare la realtà delle questioni“.
C’è un filo che lega la tentazione di piegare la legge alla convenienza politica e il disinteresse per i pilastri della convivenza civica. Il Quirinale ha ricordato che la sicurezza vera nasce dal rispetto delle regole, dalla tutela dei diritti e dalla capacità di guidare i processi anziché subirli. Continuare a preferire la scorciatoia della propaganda alla fatica della buona politica è un lusso che l’Italia non può più permettersi.
