A quanto pare un cambio di regia è proprio quello che serviva allo Spider-man del MCU. E’ infatti affidata a Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, che il Covid aveva fatto finire nel dimenticatoio. Con Spider-man: Brand New Day, Cretton è riuscito a prendersi la sua rivincita.
Nel film precedente, l’uomo ragno era stato costretto a desiderare che tutti si dimenticassero della sua esistenza, compresa la sua ragazza, MJ, e il suo migliore amico Ned. Infatti all’inizio del nuovo capitolo si vede un Peter solitario, rinchiuso nella sua bolla, senza alcun affetto. E come si dice: quando Spider-Man vince, Peter perde. Però il suo lato aracnide prende decisamente il sopravvento: capitano infatti momenti in cui il nostro eroe non riesce più a controllare i suoi poteri, e finisce col fare danni. Nel mentre un’entità non identificata ha invaso le strade di New York, prendendo il controllo delle menti nelle persone saltando da un cervello all’altro. Per Peter non è il momento più ideale per perdere i suoi poteri.

Appena uscito, il film ha già il dominio sul box-office: ha raggiunto 1,67 miliardi in tutto il mondo, superando Avengers: Endgame. L’amichevole Spiderman di quartiere è sempre stato uno degli eroi più amati, su cui la Marvel non puntava più da un po’, probabilmente per i diritti alla Sony. Eppure vari fattori hanno reso questo film piacevole, e hanno mostrato come questo personaggio possa reggere un intero film senza aver bisogno di simpatiche spalle (si pensi a Tony Stark o Doctor Strange nei film precedenti).
Già la trama da sola si presta bene a uno sviluppo interessante: il fatto che Peter abbia deciso di mettersi da parte per far prevalere Spiderman e la sua missione gli causa un forte stress che lo porta a dei problemi fisici. Infatti il DNA aracnide inizia a prevalere e i suoi poteri sono fuori controllo. Il messaggio del film è chiaro: la solitudine non è la scelta più giusta, e tutti hanno bisogno di qualcuno a cui affidarsi.

A contribuire all’armonia complessiva c’è l’interpretazione di Tom Holland, decisamente più matura e introspettiva rispetto alle prove precedenti. Di fatto è cambiato tutto, il protagonista non è più un adolescente alle prese con la scuola e problemi giovanili. Appare sullo schermo come un uomo segnato da profonde cicatrici, sofferente e drammatico. Anche la palette risulta rivoluzionata, con toni più scuri e meno colorati rispetto a quella proposta dal precedente regista Jon Watts. Le scene d’azione finalmente riescono a sorprendere, tenendo il pubblico con il fiato sospeso, con una New York che fa da protagonista. I volteggi di Spiderman tra i palazzi appaiono fluidi e dinamici, e merita una menzione la scena d’azione finale con la Mano girata in POV.

Una parentesi va aperta anche sui personaggi femminili, a partire dall’MJ di Zendaya, che di pari passo con il suo Spiderman risulta più matura ed espressiva, ma soprattutto la Jean Grey di Sadie Sink, personaggio molto discusso, soprattutto dai fan degli X-Men. In realtà come antagonista di questo film risulta davvero vincente, con uno spessore e delle motivazioni notevoli e in perfetta sintonia con il protagonista. Il contesto precedente del personaggio non è menzionato, ma probabilmente è stato un bene.

Insomma, questo film ha dimostrato che la Marvel ha tutte le carte in regola per continuare a far battere i cuori dei fan più fedeli, che sono sempre pronti a tornare in sala. Si spera che la linea presa per Spiderman prosegua in questa direzione anche per gli altri eroi.
